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Libri
DARIA BIGNARDI A MATERA

Ospite d’onore al Women’s Fiction Festival la nota giornalista televisiva dell’Era Glaciale
Liceo Classico "Duni" - Matera (Italy)

Prima ed intensa prova letteraria della giornalista Daria Bignardi, “Non vi lascerò orfani” ricostruisce la trama di una famiglia nel groviglio dei suoi rapporti parentali sul filo conduttore del ricordo di una madre invadente ed insopportabile, ma fondamentalmente madre.

Si chiude il sipario sul Women’s Fiction Festival in una fresca domenica di inizio autunno. Ed è un ospite d’eccezione a farlo: Daria Bignardi, classe 1961. Venuta a Matera per presentare il suo libro autobiografico “Non vi lascerò orfani”, è stata accolta dalla cittadinanza materana nell’Auditorium di Piazza Sedile.
Giornalista e conduttrice televisiva ferrarese, vive a Milano dall’età di 23 anni ed è alla sua prima esperienza letteraria che ha venduto milioni di copie in Italia.
La storia raccontata nel libro è il ritratto affascinante della sua famiglia, una famiglia qualunque, con i suoi parenti ricchi e i suoi parenti poveri, con le sue bellezze e le sue meschinità con le sue stramberie che abbondano e rendono la lettura molto divertente.
E’ una storia che nasce da un lutto: la morte della madre Giannarosa, avvenuta poco meno di un anno fa. Una madre pasticciona come tutte le madri che fanno tutto, una madre fantastica, generosa e allo stesso tempo terribile, insopportabile e tremenda per la sua costante invadenza.
Una madre soprannominata della CIA poiché riusciva sempre a sapere tutto, a chiamare Daria ovunque si trovasse, persino su un’isola ancor prima dell’era dei cellulari. E’ stato un rapporto turbolento quello tra Daria e la madre, un continuo combattimento, tanto duro da spingere Daria a viverle lontana per sopravvivere, per difendersi. I suoi, infatti, erano dei genitori anziani e conservatori, dei genitori impegnativi per lei e per sua sorella Donatella, che sono sempre state unite da un rapporto molto stretto.
Tanto maestosa nell’aspetto quanto autoritaria nell’educazione impartita alle figlie, mamma Giannarosa è stata una madre “scomoda”, sempre in pensiero e mai ottimista, legata da un rapporto viscerale con la figlia, tanto da rimandare le scuole materne poiché non sopportava il distacco.
Ed è proprio dalla morte di questa madre ossessiva che Daria è partita per ricostruire la sua genealogia, risalendo tra i rami e fotografando tutti personaggi straordinari, ma veri e umani, come lo zio prete, il cugino matto… Il tutto è raccontato con spontaneità, lasciandosi andare nei ricordi di un’infanzia, radice d’identità, lontana ma costantemente presente, poiché come dice lei siamo quello che siamo stati nella nostra infanzia e questa ci determina tanto e per sempre. Daria Bignardi
Nonostante tutto Daria ha sempre saputo che una famiglia come la sua, così calda, eccessiva, simpatica, una famiglia con cui lottare e dalla quale fuggire, ha determinato il suo modo di essere reattiva. Ha scritto questo libro, sottolineando che il calore familiare è importantissimo e lei ha voluto evocarlo sullo sfondo di una Ferrara degli anni 70-80 in un romanzo che racconta parabole di vita di uomini che nascono, crescono, s’innamorano, lavorano e poi muoiono. Perché per Daria la morte dà la dimensione e il senso alla vita, è un limite che permette di concentrare l’attenzione sulla vita. Infatti sostiene che l’inizio e la fine sono importanti in un libro, in un film, così come nella vita perché in mezzo c’è la vita stessa, c’è la storia.
Durante l’incontro, Daria si è lasciata andare a confessioni di vita vissuta che hanno incuriosito e affascinato il pubblico, facendo capire che nella vita non si finisce mai, né di imparare né di combattere, e lei infatti non ha smesso: anche ora deve difendersi dall’assenza di una madre impicciona ma fondamentalmente madre.

Veronica Mestice
Classe II C
Liceo Classico "Duni"- Matera (Italy)

03-12-2009

 

 
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